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GuidaGestione e controlloFreelance, professionisti e titolari di Partita IVA• 4 min• 8 ottobre 2026

Partita IVA: quanto mettere da parte per tasse e contributi?

Quanto devi mettere da parte per tasse e contributi se hai una Partita IVA? Scopri come organizzare gli incassi, calcolare gli accantonamenti ed evitare brutte sorprese quando arrivano le scadenze fiscali.

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Partita IVA Quanto mettere da parte per le tasse?
Partita IVA: quanto mettere da parte per tasse e contributi nel 2026?

Hai appena ricevuto un pagamento da un cliente. Sul conto sono arrivati 2.000 euro e, per un momento, sembrano tutti disponibili.

Ma se lavori con Partita IVA, incassare 2.000 euro non significa averne 2.000 da spendere.

Una parte delle entrate potrebbe dover essere destinata a imposte, contributi previdenziali e altre spese della tua attività.

Quanto dovresti mettere da parte? Vediamo come ragionare sugli accantonamenti, con un esempio pratico.

Perché è importante accantonare una parte degli incassi?

A differenza di un lavoratore dipendente, che generalmente riceve uno stipendio già al netto delle trattenute, chi lavora in autonomia deve spesso organizzarsi per pagare imposte e contributi alle scadenze previste.

Il problema è che questi pagamenti non coincidono necessariamente con il momento in cui ricevi i soldi.

Potresti incassare regolarmente durante l'anno e ritrovarti, mesi dopo, con diverse somme da versare.

Per questo conviene creare un accantonamento fiscale: denaro che rimane tuo, ma che tieni separato perché destinato a obblighi futuri.

Quanto accantonare se sei in regime forfettario?

Nel regime forfettario non esiste una percentuale universale valida per tutti.

L'importo da accantonare dipende principalmente da:

Per capire quanto mettere da parte, quindi, non basta guardare soltanto l'aliquota del 5% o del 15%.

Esempio pratico: incassi 2.000 euro al mese

Immaginiamo un libero professionista in regime forfettario, con un coefficiente di redditività del 78% e iscritto in via esclusiva alla Gestione Separata INPS, senza altra copertura previdenziale.

Ipotizziamo che incassi 2.000 euro ogni mese, per un totale di 24.000 euro all'anno.

VoceImporto24.000 €78%18.720 € 26,07%Circa 4.880 €

Attenzione: il reddito forfettario non è ancora il reddito netto che puoi spendere.

Dovrai considerare anche l'imposta sostitutiva. Questa viene calcolata sul reddito imponibile al netto dei contributi previdenziali obbligatori deducibili effettivamente versati nell'anno.

Per questo il calcolo definitivo può cambiare in base alla tua situazione e all'anno in cui effettui i versamenti.

Quanto conservare ogni mese?

Per il nostro esempio, potresti scegliere di accantonare provvisoriamente 600 euro su ogni 2.000 euro incassati, ovvero il 30%.

Non è una percentuale imposta dalla legge, né una garanzia che sia sufficiente in ogni situazione. È soltanto un'ipotesi di pianificazione che deve essere verificata rispetto agli obblighi effettivi e agli acconti da pagare.

L'obiettivo è avere liquidità disponibile quando arrivano le scadenze, senza dover recuperare all'ultimo momento denaro che hai già speso.

Attenzione agli acconti: perché possono sorprenderti

Oltre al saldo relativo all'anno precedente, potresti dover versare gli acconti per l'anno in corso.

Questo significa che in alcune scadenze potresti trovarti a pagare sia somme riferite all'attività già svolta sia anticipi sui futuri obblighi fiscali e previdenziali.

È uno dei motivi principali per cui non conviene spendere tutto quello che entra sul conto.

Gli acconti, però, non rappresentano semplicemente una seconda tassazione sullo stesso reddito: vengono considerati nel successivo conguaglio.

Come organizzare gli accantonamenti senza complicarti la vita

Un metodo pratico consiste nel separare idealmente gli incassi in tre categorie.

1. Soldi destinati alle imposte e ai contributi

Ogni volta che ricevi un pagamento, trasferisci la quota programmata su un conto o uno spazio dedicato.

2. Soldi necessari per l'attività

Considera software, strumenti, collaborazioni, consulenze e altre spese che devi sostenere per lavorare.

3. Soldi disponibili per te

Soltanto dopo aver considerato obblighi e costi puoi stimare con maggiore consapevolezza quanto hai a disposizione.

Controlla periodicamente gli importi accantonati, soprattutto quando aumentano gli incassi o cambiano le condizioni fiscali e previdenziali.

Il metodo migliore? Sapere prima quanto dovrai pagare

Lavorare in proprio significa anche imparare a gestire entrate che non arrivano sempre con la stessa regolarità.

Non serve conoscere a memoria ogni normativa fiscale. Serve avere un metodo, verificare le proprie scadenze e sapere quali somme non sono realmente disponibili.

La regola fondamentale è semplice: non aspettare la scadenza per pensare alle tasse.

Prima costruisci l'abitudine di accantonare, più facilmente potrai gestire la tua attività senza brutte sorprese.

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza fiscale personalizzata. Aliquote, esempi e accantonamenti fanno riferimento alle ipotesi indicate e alla normativa 2026. Per il calcolo effettivo verifica la tua posizione con un professionista abilitato.

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